Il 1º novembre 1930, pochi giorni dopo il matrimonio celebrato ad Assisi, Giovanna di Savoia raggiunse la Bulgaria per prendere parte alla solenne cerimonia religiosa ortodossa nella monumentale Basilica di Sant’Alessandro Nevskij di Sofia.
Con quella celebrazione, la figlia di Vittorio Emanuele III divenne ufficialmente Regina di Bulgaria, entrando a far parte di una delle monarchie più complesse e instabili dell’Europa tra le due guerre mondiali.
La cerimonia nella Basilica di Sant’Alessandro Nevskij
Secondo le cronache dell’epoca, la cerimonia fu caratterizzata da un fasto straordinario. Dopo il solenne Te Deum, il re Boris III e la regina Giovanna ricevettero il saluto del Metropolita e dei vescovi del Santo Sinodo, in una celebrazione ricca di simboli della tradizione ortodossa.
Le immagini mostrano gli alti dignitari ecclesiastici con le caratteristiche vesti liturgiche e le preziose mitrie, testimonianza dell’importanza religiosa e politica dell’evento.
Un matrimonio discusso in Italia
Nonostante l’imponenza delle celebrazioni a Sofia, in Italia il matrimonio ricevette un’attenzione più contenuta.
La ragione era nota: il Vaticano aveva espresso una forte opposizione alle nozze tra una principessa della Casa Savoia, cattolica, e un sovrano appartenente alla Chiesa ortodossa. Il compromesso raggiunto con la doppia cerimonia, cattolica ad Assisi e ortodossa in Bulgaria, aveva consentito di superare le difficoltà diplomatiche, ma non aveva eliminato tutte le polemiche.
La difficile vita della nuova regina
Molti immaginavano che la giovane Giovanna avrebbe vissuto una vita da favola in una corte orientale ricca di fascino. La realtà si rivelò ben diversa.
La Bulgaria degli anni Trenta attraversava una fase di forte instabilità politica, segnata da attentati, tensioni interne, complotti e continui cambiamenti di governo. La giovane regina si trovò improvvisamente lontana dalla tranquillità della corte italiana, immersa in una realtà complessa che richiese grande capacità di adattamento.
Le cronache ricordano come Giovanna affrontò con dignità e riservatezza gli anni trascorsi accanto a Boris III, mantenendo sempre un profilo discreto pur svolgendo un importante ruolo istituzionale.
Dalla reggenza all’esilio
La morte di Boris III, avvenuta nel 1943, cambiò radicalmente il destino della regina.
Giovanna esercitò temporaneamente le funzioni di reggente in nome del figlio Simeone II, ancora bambino. Tuttavia, gli eventi della Seconda guerra mondiale e il successivo cambiamento politico portarono alla fine della monarchia bulgara.
Nel 1947, con l’abolizione del regno, la famiglia reale fu costretta a lasciare il Paese. Giovanna raggiunse gli altri membri della Casa Savoia in esilio, chiudendo definitivamente il capitolo della monarchia bulgara.
Una figura poco conosciuta della storia europea
La vicenda di Giovanna di Savoia rappresenta una delle pagine meno note della storia delle monarchie europee del Novecento. Da principessa italiana a regina di un Paese attraversato da profonde tensioni politiche, la sua vita riflette le trasformazioni che interessarono l’Europa tra le due guerre mondiali e nel secondo dopoguerra.
Le fotografie della cerimonia di Sofia costituiscono ancora oggi una preziosa testimonianza di quel momento storico e dell’incontro tra due tradizioni religiose e culturali differenti.
Conclusioni
L’incoronazione religiosa di Giovanna di Savoia nella Basilica di Sant’Alessandro Nevskij non rappresentò soltanto il completamento delle nozze con Boris III, ma segnò l’inizio di una vita molto diversa da quella immaginata. Tra responsabilità istituzionali, crisi politiche e infine l’esilio, la regina di Bulgaria attraversò uno dei periodi più turbolenti della storia europea del XX secolo.
